#globalizzazione? Io dico #relazione

#globalizzazione? Io dico #relazione

Quando abbiamo la necessità di avere la definizione di una parola è ormai prassi digitarla su google, ma google che non la sa a sua volta la chiede a wikipedia e wikipedia ovviamente ci illumina. Questa mattina, forse perché c’è il sole e forse perché si inizia a parlare di “rinascita”, di “riapertura” o forse per darsi un tono superiore mi sono rivolto niente meno che alla Treccani!

Dunque “globalizzazione” è un: <<termine adoperato, a partire dagli anni 1990, per indicare un insieme assai ampio di fenomeni, connessi con la crescita dell’integrazione economica, sociale e culturale tra le diverse aree del mondo>>.

Seguono poi 16.784 caratteri (spazi inclusi!) dove la globalizzazione viene descritta in termini economici, politici, sociali e culturali. Tralasciando il fatto tutt’altro che secondario che nei primi due casi il termine viene messo in relazione al termine <<guerra>> e gli ultimi due a termini come <<wave gap>> o <<unskilled>> o <<appiattimento>> o <<migrazione>> è importante, quanto più in questo momento, porsi delle domande…perché se le parole hanno un peso allora hanno anche un significato.

Sia chiaro che sono per la globalizzazione e per la liberalizzazione, ma dobbiamo essere consapevoli che se non regolata o moderata (lo so è un controsenso) l’economia e la finanza saranno in maniera sempre più evidente la politica di un paese e i governi saranno sempre più composti dai soci di minoranza e maggioranza delle multinazionali di turno, con i piccoli azionisti a fare le comparse quando più gli conviene.

Non si tratta di fare morali non è questo il luogo e non mi interessa.

In queste giornate in cui ci siamo riappropriati del gusto di stare tra le cinque mura domestiche, le quattro tradizionali più quella del desktop, un po’ tutti noi abbiamo fatto skipe call, conference call, zoom call…il webinar è entrato nelle nostre vite e tutti noi abbiamo fatto un po’ di formazione e ci siamo confrontati forse in maniera ancora più reale che rispetto a qualche settimana fa.

Mi piace citarne uno in particolare, quello degli amici marchigiani di Tipicità. Un’ora concreta tra impresa, comunicazione e banca. L’impresa che va in crisi, la comunicazione che non ha ancora un’identità precisa tra la cronaca tragica e un futuro senza date, una banca del territorio, che discute in termini facili, diretti e concreti, che parla di abbattimento di oneri finanziari e non solo di piani industriali futuri, ma quando poi si parla di garanzie rilancia la palla allo Stato, forse giustamente. Cosa ne può sapere una piccola bottega di artigiani del Bei o del Mes? Ecco ne manca sempre un pezzo!

Ma poi la chicca finale, si viene a scoprire che anche alcune farmacie hanno richiesto la cassa integrazione!

Ma torniamo ad un livello più leggero, forse no.

Qualche giorno fa ho scritto sempre in questo blog che il futuro per il turismo passerà attraverso il peso che sempre più avrà il concetto di <<sicurezza>>, alcuni mi hanno corretto con il termine <<fiducia>>, altri con il senso di <<sentirsi a proprio agio>>; lo stesso Giancarlo Dall’Ara riprende solo ieri il tema di turismo e sicurezza…ok allora siamo sulla strada giusta (ironia).

Forse il termine vero da riscoprire è <<relazione>>.

E’ da utilizzare assolutamente non in contrapposizione a quello di <<globalizzazione>>, ma come la regola che dicevamo qualche riga più in su.

Relazione non vuol dire <<fare rete>>, non vuole dire <<sistema>>, non vuol dire <<sinergia>>.

La <<relazione>> è l’elemento che permette tutto questo, e ancora una volta si parla di un elemento fondamentale, centrale ovvero la persona.

Proprio nel momento di massima chiusura, a parte le passeggiate con i figli o con il cane intorno al proprio condominio, abbiamo di nuovo imparato a sentirci, ascoltare, confrontarci.

Non sarà la <<relazione>> a darci le giuste garanzie al posto della Bei, ma saranno le relazioni tra le persone che per forza di cosa dovranno dettare le regole alla globalizzazione.

Ripartiamo quindi dalle persone e dai territori, dagli artigiani, dagli agricoltori e dal piccolo commercio. Queste relazioni ci permetteranno non di fermare, ma anzi di indirizzare a nostro favore la liberalizzazione.

La sfida vera sarà come far emergere queste relazioni…i verbi coordinare e gestire rappresentano il vecchio schema dell’associazionismo italiano che abbiamo visto non essere più il modello in grado di reggere il mercato appunto globale, dovrà essere ripensato. Gli anglosassoni proporrebbero un modello bottom up …si bello, ma non ne siamo capaci.

La sfida è lanciata.

*La foto di copertina. Per Alvaro Morte, il Professore de “La Casa de Papel“: Per me questa maschera significa molte cose, ma soprattutto rappresenta lo spirito che incarna la Resistenza. Penso che ci siano molte persone che sono state rapite da La Casa di Carta per via di quella sensazione che il piccolo pesce può vincere contro il pesce grosso, tutti ci siamo sentiti in questo modo in qualche occasione e per me, al di là delle molte cose che significa, ciò che questa maschera rappresenta maggiormente è lo spirito di Resistenza che penso che dovremmo avere tutti di fronte ad ogni ingiustizia.

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