effetto wow, andrea cerrato

Nel turismo esiste ancora l’effetto wow?

La risposta non è scontata. Un tempo arrivava dritto in faccia, come uno schiaffo gentile: il paesaggio che non avevi mai visto, il sapore he non conoscevi, l’incontro che non ti aspettavi.
Oggi invece è tutto spoilerato: foto, reel, recensioni, esperienze già vissute da altri. Ogni destinazione sembra già raccontata prima ancora di metterci piede.
E allora, dove si nasconde l’effetto wow?

Forse l’errore è pensare che il wow sia un colpo di scena. Una cascata mozzafiato, una terrazza sull’infinito, un tramonto da copertina.

Oggi il vero effetto wow è più sottile, meno instagrammabile, ma più potente: è la connessione.
Quando qualcosa ti parla, ti riguarda, ti scuote.
È il silenzio inaspettato in una città rumorosa.
È la storia che ti fa sentire parte di un posto.
È lo scarto tra ciò che pensavi di sapere e ciò che vivi davvero.

Da destination manager mi chiedo ogni giorno come comunicarlo senza bruciarlo. Perché se lo racconti troppo, lo svuoti. Se lo vendi come emozione garantita, lo tradisci.
E allora cosa dobbiamo chiedere ai comunicatori?
Accendere curiosità senza spiegare tutto. Non vendere l’effetto wow, ma creare le condizioni perché possa accadere.

Perché se c’è una cosa che resiste all’ algoritmo è proprio lo stupore e l’imprevisto e sta a noi proteggerlo come un momento vero.

E tu cosa consideri wow?

Articoli simili