Neverending, sicurezza e comunità, sono queste le parole chiave del turismo che ci attende

Neverending, sicurezza e comunità, sono queste le parole chiave del turismo che ci attende

Occorre andare oltre l’offerta tradizionale e creare un legame forte con la destinazione.

Ad un calo delle presenze drammatico nelle grandi città come Roma, Torino, Venezia è corrisposta un altrettanto importante riscoperta dei borghi e delle destinazioni più marginali, quelle Piccole Italie o Patrie da sempre trascurate perché considerate meno cool e quindi meno attrattive.

La necessità di evitare i luoghi più affollati a causa della pandemia ha dato a queste realtà un’occasione unica, un segnale chiaro che ci indica da dove ripartire per dare una risposta immediata ai turisti che esprimeranno sempre più il bisogno di scoprire luoghi intatti, sicuri e nel breve periodo anche più facili da raggiungere.

Occorre cambiare quindi il nostro modo di pensare e stravolgere quei paradigmi che nei decenni sono diventati gabbie dove incasellare le nostre offerte turistiche e che hanno incentrato l’attenzione su poche, pochissime realtà. È quindi l’occasione per ripensare al turismo invernale per scoprire un’altra montagna, fatta di passeggiate e di sci di fondo, ma anche per ripensare al turismo estivo non solo più abbinato alle spiagge affollate ma anche alle grandi risorse dell’entroterra per cultura e attività outdoor. Per il turismo collinare è il momento finalmente di strutturare una rete dell’accoglienza concreta, fatta di servizi coordinati e in linea con l’esigenza del cliente, ora italiano ma presto di nuovo internazionale.

Il buon vino e la gastronomia di qualità da sole non faranno più la differenza.

Unicità dei luoghi, qualità dell’offerta, ma anche sostenibilità dei territori: è questa la sfida che ora ci attende. Si dovrà porre un freno deciso al consumo del territorio e iniziare a valorizzare il grande patrimonio immobiliare esistente e non più utilizzato. Centri storici con negozi e appartamenti sfitti che diventano un problema per il proprietario e un grande peso per chi magari ha ereditato un cascinale in campagna. Un problema non nuovo ma che ora si ripresenta in forma ancora più urgente da risolvere. È il momento di prendere sul serio il concetto di Albergo Diffuso nato in Italia ma con un utilizzo ancora troppo limitato rispetto alle potenzialità.

Modello turistico che si sviluppa all’interno di borghi e cittadine, tra stradine e palazzi antichi, con alloggi dislocati in più edifici a rischio abbandono. Una soluzione che garantisce privacy agli ospiti, ma soprattutto sicurezza e distanziamento sociale: nato come strumento per contrastare lo spopolamento dei piccoli centri, ora l’albergo diffuso potrebbe essere la formula perfetta per rilanciare il turismo nell’era Covid. L’Italia è pioniera di questo modello di accoglienza. <<Si tratta di strutture di tipo “orizzontale” che non devono ricorrere alla creazione di un unico edificio centralizzato, a differenza degli alberghi tradizionali che invece hanno una struttura di tipo “verticale”. Anche dopo l’arrivo di un vaccino è probabile che molti turisti preferiranno ancora alloggi che offrono la prospettiva del distanziamento sociale, ed è qui che gli alberghi diffusi entrano in gioco>> così la Cnn americana in un’indagine sul turismo post covid19.

Ma le opportunità e le strategie sono anche altre.

All’opposto del mordi-e-fuggi, avanza un turismo che valorizza l’esperienza prima e dopo il viaggio e crea un legame forte con la destinazione. Uno dei trend emersi nel 2020 che si sta consolidando, secondo l’osservatorio del Politecnico di Milano, è il neverending tourism.

Si tratta di prolungare l’esperienza turistica prima e dopo il viaggio, per esempio con l’offerta di contenuti online come la visita alle città e corsi di cucina in diretta. Ilneverending tourism può essere inoltre una fonte di revenue incrementale e quindi un’occasione da cogliere, così come l’utilizzo dei podcast in grande crescita anche in Italia.

Occorre andare oltre l’offerta tradizionalee creare un legame forte con la destinazione. Sempre secondo il Politecnico nell’estate 2020, complice un turista di prossimità che si è mosso con l’auto, il 42% delle strutture ricettive ha iniziato a offrire ai propri clienti l’acquisto di prodotti enogastronomici e di artigianato locale. La tendenza neverending tourism si è rafforzata anche grazie alla scoperta di destinazioni vicine che ha sostenuto il mercato delle experience che saranno in crescita anche nel 2021.

Prima Airbnb e ora anche Amazon hanno fatto ingresso nelle esperienze virtuali dando la possibilità da remotodi imparare a cucinare o girare per una città accompagnati da una guida locale. L’idea è dunque rendere, grazie al digitale, il viaggio continuo che non si esaurisce con la sola vacanza.

Non è fenomeno nuovo, ma non è ancora strutturato e spesso affidato al fai da te.

Borghi e aree interne devono ripensare quindi il concetto di destinazione.

Esiste una soluzione concreta, anche questa italiana: rigenerarsi attraverso le fondazioni o cooperative di comunitàaffinché il turismo abbia finalmente un impatto economico e sociale positivo e diffuso, rigenerando luoghi e comunità stesse.

Il turista è sempre più attento al tema della sicurezza, ma anche del rispetto per il luogo in cui trascorre momenti piacevoli. L’interazione con il cittadino sarà sempre più un valore, così come sapere che la propria vacanza ha contribuito anche economicamente a salvare o migliorare un luogo e un territorio.

ph. La Lavanda in Monferrato (Alexala)

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