Andrea Cerrato, destination manager.

Idee concrete per cambiare il turismo in 10 punti.

di Andrea Cerrato – Le ferie sono finite. Agosto si sgonfia come un materassino dimenticato in spiaggia e ci lascia con una domanda seria: e adesso?

ll turismo italiano ha corso forte in questi primi otto mesi, ma non dappertutto e non per tutti. C’è chi ha fatto il tutto esaurito e chi ha resistito a fari spenti, con poco rumore ma tanto lavoro.

Eppure, qualcosa si muove. Silenzioso, ma potente.

Secondo il Rapporto Montagne Italia 2025 di Uncem, per la prima volta dopo decenni di spopolamento si registra un’inversione di tendenza: +60.000 abitanti nelle aree montane solo nel biennio 2022-2023, soprattutto sulle Alpi occidentali e nell’Appennino settentrionale. Più persone che salgono, scelgono, restano. Un saldo migratorio positivo che racconta una voglia nuova di vivere e riscoprire quei territori dimenticati dal marketing di massa ma ricchi di senso.

E allora la domanda è: vogliamo davvero costruire su questo slancio? O continueremo a giocare tutte le fiches sulle solite tre destinazioni “instagrammabili”?

Io scelgo di scommettere sulle Piccole Italie, quelle autentiche, che non hanno bisogno di filtri. E lo faccio con questi 10 propositi per i prossimi 12 mesi. Semplici, ma tosti. Non buoni propositi da inizio anno: azioni vere, da mettere a terra. Se lavori nel turismo dei territori, leggi fino in fondo. E poi dimmi se ci stai anche tu.


1. L’autunno è il nuovo agosto. Calendari più lunghi, meno isteria da Ferragosto, più esperienze vere nei mesi di spalla. Chi continua a puntare tutto su luglio-agosto si scava la fossa da solo. Il futuro si gioca a ottobre.

2. Stop al turismo usa e getta. Meglio 20 viaggiatori che restano 5 giorni, che 200 che fanno una toccata e fuga. Serve cambiare obiettivo: non più “numeri alti”, ma “valore alto”. Per i territori, per chi ci vive e per chi ci lavora.

3. Basta cartoline, raccontiamo le crepe. Il turismo identitario funziona se è sincero. I borghi vanno raccontati per quello che sono: belli, sì, ma anche faticosi, imperfetti, umani. È lì che si crea la vera connessione.

4. Facciamo squadra, o restiamo fermi. Nessuna destinazione ce la fa da sola. I progetti funzionano solo se metti insieme chi lavora sul campo, chi gestisce, chi decide e chi racconta. Le guerre di campanile lasciano solo macerie.

5. Formazione sì, ma concreta. Ci servono meno slide e più affiancamenti reali. Chi lavora nell’accoglienza ha bisogno di strumenti, non di parole. E i territori hanno bisogno di giovani preparati, motivati, messi in condizione di restare.

6. Se non ci arrivi, non ci vai. La mobilità è il primo prodotto turistico. Se per arrivare in un paese servono tre cambi e un passaggio in macchina, perdi il 90% dei visitatori. Incentiviamo treni locali, bike+bus, transfer intelligenti. Serve visione, non solo asfalto.

7. Diamo spazio a chi vuole restare. C’è una generazione che sogna di vivere in montagna, nei borghi, lontano dalle città. Non limitiamoci a invitarli a “tornare”, diamogli connessione, coworking, spazi pubblici accessibili, assistenza. Chi lavora da remoto può diventare residente, contribuente, presidio.

8. La cucina è territorio, non marketing. Ogni piatto racconta una storia. Non buttiamola via con menù tutti uguali, foto finte e prodotti congelati. Torniamo alla filiera vera, alla materia prima viva. È lì che il turista si innamora.

9. Senza dati navighiamo a caso. Quanti arrivano, da dove, quanto restano, dove spendono? I piccoli comuni devono dotarsi di strumenti leggeri ma costanti. Bastano numeri essenziali, letti bene. Così si programmano scelte intelligenti.

10. La bellezza va protetta, non spremuta. Ogni territorio ha un limite. Serve il coraggio di dire “basta”, di contingentare, di fissare soglie. La pressione sugli alloggi brevi, i centri storici svuotati, il paesaggio che si deforma sono campanelli d’allarme. Chi ama un luogo, lo difende anche dal turismo eccessivo.


Chi scommette con me? Chi ha voglia di rimboccarsi le maniche e smettere di rincorrere modelli che non ci appartengono? Chi lavora in un borgo, una valle, una zona rurale, sa che questi temi non sono teoria. Sono pane quotidiano.

Scrivimi nei commenti da dove parti. Cosa stai provando a fare. Dove il sistema si inceppa e cosa funziona davvero. Ci aspettano 12 mesi in cui possiamo cambiare passo — ma solo se lo facciamo insieme.

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